CAMMINARE PER NON DIMENTICARE
di Andrea Visconti da L’espresso del 18 giugno 2009
Non solo la bicicletta.C’e’ chi riscopre l’esperienza del camminare come connotato fondamentale della cultura e dell’identita’.Geoff Nicholson,scrittore inglese,autore del “ The Lost Art of Walking”,dice: «Camminare ha un suo ritmo che riflette le diverse culture.A Marrakesh lo spazio sul marciapiede e’ condiviso in modo differente che non nelle citta’ occidentali.E io stesso sperimento queste differenze quando lascio Londra e cammino in un’altra citta’.Ho sempre bisogno di un periodo di adattamento».La ricerca di Nicholson parte da precisi riferimenti storici e letterari.L’autore cita Lao-tzu,filosofo che nel VI secolo a.C. scrisse: «Un viaggio di mille miglia inizia con un singolo passo»,un riferimento al fatto che il camminare e’ strumento di scoperta.Celebre poi,nella cultura cattolica,il cammino di Compostela.Ma e’ nell’Inghilterra del Seicento che il camminare diventa elemento di riflessione vera.Nel 1621 Robert Burton scrive”L’anatomia della melanconia”in cui identifica nel camminare una cura contreo la depressione: «Non c’e’ cura migliore che mettersi in movimento».
Nel 1678 John Bunyan scrive “The Pigrim’s Progress “ uno dei piu” celebri testi di letteratura inglese e un punto di riferimento sul significato del camminare : «Un viaggio dalla citta’ della distruzione alla citta’ celeste»,per Nicholson.
Dal camminare si passa al correre,un cambiamento che,scrive il giapponese Haruki Murakami nel suo recentissimo libro”What I talk about when I talk about running” significa il salto verso un mondo di meritocrazia.